Questa non è la solita storia raccontata. E’ un fatto davvero accaduto e del quale avevo quasi perso la memoria. Nonostante gli anni passati, è facile da raccontare. Tutto è cominciato quando poco fa in chat una ragazza musulmana, con il velo, mi chiese se ebbi mai avuto qualche esperienza con credenti musulmane come lei, sposate con un marito-padrone.
Ecco, in quel momento mi sono sentito in dovere di non risponderle ma di ricordare quell’esperienza, estraendola dai meandri della memoria.

Questo evento risale al 2015 circa : la mia ex compagna di scuola, una ragazza del Marocco, sposata da circa 2 anni con un ragazzo tunisino, a dir suo, minidotato e poco fantasioso, mi disse che aveva bisogno di brio nella sua quotidianità che la stava uccideva piano piano. Lei, senza lavoro e senza figli, passava le sue giornate a pulire casa e a sottomettersi ai bisogni di lui che, essendo frustrato della sua situazione personale, la trattava come una serva, pensando ben poco al piacere sessuale della sua sposa, che dovette così capire i piaceri del suo corpo, guardando filmini porno sui vari portali, e sperando di vedere prima o poi qualcosa di più eccitante e curioso del suo marito-padrone.

Era circa il mio compleanno, e dopo mesi che ci scrivevamo mi invitò da lei, mentre lui a lavoro cercava di portare a casa la pagnotta, scaricando camion a mano come un bravo uomo della strada. E se devo dirla tutta, lui era anche un bel ragazzo, 35 enne non fumatore. Insomma, avrebbe potuto avere molto dalla vita, se avesse saputo come prenderselo.

Arrivato sotto casa sua, dopo il messaggio su whatsapp “Sono qui sotto”, citofonai e senza dire nulla e lei aprì il portoncino facendomi salire. Mi disse che abitava al 4+1, così senza farmi notare troppo, presi l’ascensore mettendo il telefono in modalità aereo e arrivai al 4 piano.
Una volta arrivato, le porte si aprirono ma avevo ancora un piano da fare a piedi, così in silenzio e con la mia valigia, mi accinsi a salire. Scalino dopo scalino la mia mente pensava e ripensava “Ma chi me l’ha fatto fare? Se torna a casa lui mi cucina come un capretto!” e lo ammetto, qualche idea razzista mi venne in mente, perchè sì, sono un attivista, ma la sorpresa indesiderata è sempre dietro l’angolo!

Arrivo al piano rialzato e come mi accingo a fare l’ultimo scalino, lei apre la porta alla mia destra, spalancandola e con un dito davanti alla bocca, coperta dal velo, mi fa cenno di entrare. Come la mia sagoma entra all’interno di casa, lei chiude pian pianino la porta facendo scattare il chiavistello, girando 2 volte la chiave con molta attenzione per non fare troppo rumore.

Una volta accertato che la porta fosse chiusa, si gira verso di me, mi guarda con gli occhi pieni di gioia e mi fa cenno di andare verso la sala da pranzo, in completo silenzio. Entro in questa stanza, con i divani in stile marocchino e un tavolino bassissimo al centro. Ho amato alla follia il tappeto. Era una stanza accogliente, calda…

Mi fece mettere al muro, mi spostò la borsa sul pavimento e si mise in ginocchio, a testa bassa parlando in arabo chiedendomi qualcosa che ovviamente non capii.
Io in imbarazzo le chiesi: “Posso toccarti?”
Lei alzò la testa e mi disse: “Sono la tua serva, dimmi cosa hai bisogno”
Io le toccai il mento e le dissi: “Non sei la mia serva, sei il tuo piacere, quello che fino ad ora non hai potuto provare. Alzati!”

Lei si alzò in piedi, con le mani vicine e poggiate sotto la sua pancia e la testa bassa, aspettando un mio cenno. Lo ammetto, ero molto in imbarazzo.

La lasciai lì in piedi con la testa china, mi avvicinai alla mia borsa, la aprii e tirai fuori una corda di cotone, viola. Sentì lei che fece un suono con la bocca come dire “Finalmente!”.

Mi misi dietro di lei, in piedi e le chiesi di mettere le mani dietro la schiena e di alzare la testa perchè nessuna donna merita di chinare la testa davanti ad un uomo che pensa solo al proprio piacere ed al suo benessere.
Una volta che ebbi le sue mani davanti ai miei occhi, cominciai a legarle prima la mano sinistra e poi la mano destra. “Posso padrone guardare quel che stai facendo?” “Certamente…”

Lei si girò, guardò i nodi e perse per un secondo il controllo delle sue gambe avendo un orgasmo, girando gli occhi verso l’alto e lasciandosi andare ad un gemito.

“Per così poco?” chiesi io, fiero.
“Mai mi è stato chiesto con così tanta gentilezza, di essere legata e dominata da una vera persona che ama quel che fa” rispose lei.

La girai, tenendo i cappi della corda e guardandola fissa negli occhi le dissi: “Sono qui per te!”. Lei perse di nuovo il controllo sulle sue gambe e si perse ancora in un orgasmo.

Da quel momento capii che non era tempo di chiederle il mondo ma di poter giocare solo con la sua mente, e a dirla tutta quel velo sulla sua bocca era qualcosa di erotico, unico. E non potevo di certo chiederle di toglierlo o tantomeno di poterla far godere con il mio corpo. Era troppo scontato che fossi li per poterla far godere spogliandomi. Sarebbe stato per lei un grandissimo problema e per me una sorta di sconfitta.

Così chiusi i cappi sul suo addome, facendo passare i relativi estremi ancora una volta dietro le spalle, chiudendo del tutto la corda sui nodi dei polsi. Non c’era nulla di costrittivo, ma semplicemente doveva farla sentire mia! E a quanto pare, solo al toccare le sue spalle, il suo corpo si riempiva di brividi che trasparivano dal suo abito che al solo tocco era divenuto pungente.

Era bella la situazione, Io dominante senza sesso o senza allusioni sessuali e lei che non aveva mai provato nulla di tutto questo ed era bella lei, con quel velo, in una situazione di segretezza…

Le mie mani toccavano le sue spalle, il suo collo attraverso il vestito, la sua bocca continuava a bagnarsi con la lingua tra le labbra. Era eccitata, tanto, troppo eccitata per la sua posizione religiosa.

Così, mi abbassai verso la borsa, presi la frusta, una di nera di pelle, e mi misi sul divano, facendo passare la frusta tra le mani mentre lei osservava, legata, le mie mani che tenevano strette quell’arnese, mentre lei probabilmente lo immaginava sul suo corpo, già pieno di lividi del suo marito severo.

La obbligai a mettersi in ginocchio, e camminare verso di me, mentre i suoi occhi grandi, pieni di voglia repressa, si avvicinavano a me e piano piano la sua testa si chinava ancora.
Una volta vicina, le misi la mano sotto il mento e le dissi in tono autoritario: “La tua testa deve stare alta, DEVI guardarmi!”, lei alzò lo sguardo e con un piccolo soffio di voce stroncata dal piacere, mi disse “Sì padrone”, mentre si perse ancora una volta nel suo orgasmo.

Tolsi la mano dal suo mento, e poggiai la mia frusta sul suo viso facendola scorrere sul suo corpo, sul suo seno prosperoso e sulla sua pancia, coperta dal vestito mentre lei continuava a muoversi come nella speranza di far arrivare la mia frusta lì, dove il suo piacere si faceva sempre più forte. Il mio arnese faceva su e giù come una giostra ed il suo corpo era ormai inerme. Avrei potuto fare qualsiasi cosa, e invece mi sono dovuto fermare.

Abbassò lo sguardo e mi disse: “Padrone, non posso più continuare. Le chiedo di slegarmi!”
Io quasi stizzito le chiesi: “Come mai? Abbiamo appena cominciato!”
Lei mi rispose sempre a testa bassa: “A breve arriverà mio marito e devo farmi trovare in ottime condizioni, non posso fargli capire che è venuto qui qualcuno.”

Io le chiesi di alzarsi, la slegai sempre mentre lei si contorceva, misi tutto via e aspettai un suo cenno per andarmene, quando lei andò in camera e tornando passò dal corridoio dove lasciò qualcosa per poi raggiungermi in sala.

“Prima di uscire, sulla cassetta dove ci sono le chiavi, c’è una busta, prendila! Grazie di tutto!”

Andò davanti alla porta, guardò dallo spioncino, aprì la porta sempre nello stesso modo in cui la chiuse e con un cenno mi fece uscire.

Presi la busta e con un gesto della mano uscii dalla porta e scesi le scale.

Cosa c’era in quella busta? Un piccolo riconoscimento e un biglietto: “Il mio padrone è il migliore, non vorrei essere in nessun altra parte se non qui, oggi. Grazie di tutto…Aisha”